IL PARLAMENTO APPROVA L’ARTICOLO 23BIS MA AI MEDIA  NAZIONALI LA NOTIZIA NON INTERESSA

Sarà che l’aria natalizia, ha abbassato un po’ i toni dell’informazione. Sarà forse che i 59 milioni di italiani iniziano a non tollerare più le notizie politicizzate. Magari perché destra o sinistra non fa più alcuna importanza o forse perché il popolo si è talmente abituato alle solite tiritere che ci richiamano alle proteste contro il sistema, che più a nessuno nuoce una coscienza. Eppure sarebbe sbagliato non chiedersi come mai aziende private dovrebbero lucrare sul nostro “oro blu”, che dall’alba dei tempi ancora non civilizzati, è sempre stato un patrimonio pubblico. Non è una messa in scena politica, ma è ciò che sta accadendo in gran parte del mondo occidentale e che potrebbe accadere pure in Italia entro il 2011, sempre se sarà considerata legge la “privatizzazione dell’acqua”. Ma spieghiamo un attimo che cosa potrebbe accadere nella penisola della “pizza, spaghetti e mandolino” tra circa un anno : In realtà ciò che potrebbe essere privatizzata, non è quella che in chimica è meglio conosciuta con il simbolo “H2O”, bensì il servizio di erogazione che porta l’acqua nelle nostre case. L’acqua è oggi un bene dello Stato, fornito tramite gli enti locali e le aziende municipalizzate. E finché questo bene primario rimarrà pubblico, non potrà mai avere come scopo il guadagno. Al massimo un pareggio di bilancio, cioè il pagamento del puro costo del servizio. Invece,  la riforma di cui si discute in questi giorni, senza che la gente ne sia a conoscenza, prevede che la gestione della risorsa potabile passi a società private (attraverso gare d’appalto) o miste (pubbliche-private). La società privata ha un solo obbligo : fare utili. Non esistono ancora “imprenditori –missionari” piuttosto che animati da spirito volenteroso. Il guadagno è pur sempre un guadagno ed è normale che un imprenditore abbia nei pensieri questo fine. Di anormale vi è  invece il fatto che si vorrebbe trarre profitto da un servizio che utilizza acquedotti pagati con i soldi dei cittadini. Del resto, questa non è una questione politica unilaterale. Se proprio dobbiamo dirla tutta, prima che ci mettesse le mani il governo di maggioranza, la sinistra ( nel 1994 con la Legge Galli) aveva assegnato alle autorità regionali e locali la riorganizzazione dei servizi di acquedotto e smaltimento attraverso un’integrazione territoriale. Il passo successivo di questi giorni è delineato dal governo in accordo con l’opposizione. Alle prese con i crocefissi nelle scuole e il flagello dei graffiti, il Parlamento votava a favore dell’articolo 23bis del decreto legge del Ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere regolamentata attraverso i principi dell’economia capitalista. Un anno dopo cambia la normativa con l’articolo 15 che modifica il 23bis, obbligando i comuni a mettere le loro reti idriche sul mercato entro il 2011. Due sono sempre stati gli status che hanno consentito all’uomo di scoprire il sapore della libertà : l’acqua e l’aria. Una è andata….. Aspettiamo la prossima.

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