INVESTIRE NELE OBBLIGAZIONI. A  PIAZZA AFFARI I CORPORATE BOND SEMPRE PIU’ RICHIESTI.

Aumentano di giorno in giorno i nomi delle grandi di Piazza Affari che  hanno intenzione di sfruttare la fase  di grazia dei mercati finanziari per emettere un prestito obbligazionario. Secondo le ultime voci, i gruppi che si preparano alla contromossa sono  del calibro di Mediaset, Mondadori, Autogrill e Benetton. La stessa  multinazionale  Campari dimostra a tutti che anche senza un rating, si può raccogliere una domanda di quasi 3 miliardi di euro tra gli investitori istituzionali di tutta Europa. Oramai è  caccia aperta ai corporate bond. Le banche li propongono, il mercato li accoglie e le aziende trovano una fonte di finanziamento in tempi di credit crunch. Un boom che oggi fa comodo a tutti. Ma che domani potrebbe portare nuovi rischi di bolla.

Ma facciamo un passo indietro. Che cosa sono i CORPORATE BOND o OBBLIGAZIONI CORPORATE ?

Le obbligazioni Corporate, o Corporate Bond, non sono altro che obbligazioni emesse da società private e non dallo Stato. In pratica, le società private decidono di  emettere sul mercato finanziario delle obbligazioni allo scopo di finanziarsi per investimenti futuri (apertura di nuovi impianti, ecc.). Pertanto, l’investitore concede alle aziende delle somme di denaro che vengono restituite all’investitore stesso maggiorate di un certo tasso di interesse. Tale tasso di interesse può essere fisso o variabile (ovvero legato ad alcuni indici o titoli), con cedole o senza cedole.

QUALI SONO I RISCHI ?

I rischi sono molto evidenti, in quanto, dalle stesse ultime notizie dei giornali si può notare come le società emittenti, aumentano sempre più, (una vera e propria corsa alle obbligazioni corporate) e, a volte,  con rischio di trovarsi di fronte a delle obbligazioni FLOP, soprattutto, per i “non addetti ai lavori”. Tuttavia esiste uno strumento che permette di operare scelte e valutazioni consapevoli tra le diverse alternative presenti. Tale strumento è rappresentato dal “RATING”. Si tratta di un parametro che esprime il grado di affidabilità, o meglio di solvibilità della società emittente.Le più importanti società di rating sono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Nel caso di Standard & Poor’s la valutazione massima corrisponde alla tripla A, ossia AAA. La società con rating di classe AAA è caratterizzata, quindi, da un rischio praticamente nullo, ovvero è dotata di un’elevata capacità di rimborsare il prestito. Viceversa, una tripla C, o addirittura una D individua una società in cui il rischio di insolvenza è molto alto. Esistono in merito degli studi (studi sul rischio di credito) basati, appunto, sull’analisi delle classi di rating e, soprattutto, sulle probabilità di passaggio da una classe ad un’altra.

BOND IN ARRIVO…..

Il prossimo bond in arrivo, sostengono gli operatori del mercato, dovrebbe essere quello di Finmeccanica. Il colosso aerospaziale non è certo un nome nuovo sul mercato. Si parla di una possibile emissione da 500 milioni di euro circa, per una scadenza compresa tra i 10 e i 15 anni. Ma non è questa la vera novità. L’elemento nuovo è che sono tornati a pensare al mercato obbligazionario anche tante società italiane senza un rating. (nonstante i brutti ricordi….come si può dimenticare PARMALAT e la famglia TANZI) Si aspettano con ansia i bond di Mediaset, Mondadori e Autogrill, per importi non inferiori ai 300-400 milioni di euro ciascuna.

E’ dai tempi del crack di Cirio nel 2002,  che le aziende senza rating che non fossero colossi come Eni, Enel o Telecom Italia,  non si interessavano più ad emettere obbligazioni. Ma quando la  Campari la settimana scorsa ha messo fine a questo silenzi, quello che sembrava un mercato estinto per il made in Italy è magicamente rinato.  Se da un lato la fame degli investitori istituzionali per le obbligazioni aziendali è attualmente  “dopata” dall’enorme liquidità che le banche centrali hanno iniettato sul sistema, dall’ altro tra le aziende che hanno intenzione di  emettere  bond, non tutte hanno conti così solidi da poterselo veramente permettere.  Gli investitori comprano, le società emettono e le banche  ci guadagnano. Sperando che questo sistema non nascondi brutte sorprese.


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