Breve guida per chi vuole investire nell’abbigliamento

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Attività longeva e mercato stabile: il settore dell’abbigliamento – un po’ come quello della ristorazione – non conosce crisi. Seppur portate a tirare la cinghia, infatti, le famiglie italiane non sembrano rinunciare al piacere di vestire bene, così come a quello della tavola.
Si tratta certamente di un campo in cui le nicchie, i target e gli stili sono difficili da contare: ciò nonostante, gli spazi di mercato per avviare con successo un’attività di questo tipo non mancano, a patto di rispettare alcune precise condizioni in termini di localizzazione in cui avviarla, facendo ben attenzione allo stato della concorrenza presente a livello locale, a specializzare in qualche modo la propria offerta in una particolare tipologia di abbigliamento (bene attualmente il settore della moda maschile e l’intimo-mare) o, in alternativa se si vuole proporre una gamma di prodotti eterogenea, a offrire un assortimento davvero ampio, a prezzi competitivi senza mai rinunciare alla qualità. Solo dopo si potrà contattare un grossista o produttore che rifornisca il commerciante di merce per quella determinata nicchia, instaurando con lo stesso un rapporto dove sia ben chiara la scontistica riservata, le modalità di approvvigionamento e la tipologia di pagamento, ecc…
Questa, però, è solo la base di partenza: il piacere del contatto con la clientela, abilità e prudenza nella gestione degli ordini, il dinamismo e la passione per il settore sono doti necessarie da sviluppare, a garanzia del successo dell’iniziativa.

Ed è per questo che abbiamo deciso di stilare una breve guida per darvi 4 consigli su come fare i primi passi per investire nel settore dell’abbigliamento.
1. Adempimenti amministrativi.

Da un punto di vista prettamente pratico, snodo cruciale dell’iter che si intende intraprendere è il reperimento di un locale della metratura necessaria alla tipologia del vostro negozio e che dovrà essere preferibilmente situato in centro città o, comunque, in una zona di forte passaggio pedonale o in un centro commerciale. Successivamente, bisognerà aprire una partita IVA; iscriversi all’INPS e all’INAIL; iscriversi al registro delle imprese presso la camera di commercio; segnalare al comune l’avvio attività almeno 30 giorni prima dell’apertura.
È chiaro che, a fronte di un percorso così articolato, in cui gli adempimenti da compiere sono numerosi e rigidamente cadenzati, il tutto sarà facilitato dalla consulenza di specialisti e, per la parte amministrativa, da quella un commercialista che vi seguirà anche nella successiva tenuta contabile.

2. Scelta mirata dell’investimento
Si può dire, senza timore di grossi sbagli, che con un investimento compreso tra i 15.000 e i 20.000 euro è possibile avviare un piccolo negozio, ma queste cifre sono molto suscettibili ad “aumenti”. Si pensi alle ipotesi in cui il locale sia molto ampio: i costi di affitto, di allestimento, di arredamento e di impianto merce cresceranno in maniera proporzionale. Se il locale è in una zona centrale il canone d’affitto sarà elevato. È plausibile che siano necessari opere murarie e di adeguamento. L’elenco potrebbe proseguire quasi all’infinito ma il concetto è chiaro. Un costo medio più plausibile per avviare un negozio di abbigliamento si aggira intorno ai 50.000 euro.

3.  Le potenzialità del franchising.

Il franchising ha permesso a molti neofiti del settore abbigliamento di realizzare il proprio sogno. Il suo vantaggio consiste nel fatto che l’interessato acquista un pacchetto dove tutte le variabili di cui sopra sono già conteggiate e messe a budget, di modo che il nuovo esercente non incorra in imprevisti se non minimi. Per capire meglio, ecco alcuni servizi che i franchising mettono a disposizione dei propri affiliati:

  • studio di fattibilità;
  • business plan;
  • assistenza pre e post apertura;
  • corsi di formazione gestionali;
  • scontistica sui prodotti;
  • visibilità e promozione;
  • in alcuni casi anche la merce in conto vendita, ovvero si paga solo il venduto.

 

4. Le agevolazioni.

Qualsiasi soluzione si scelga, è indiscutibile che poter contare su un budjet iniziale è indispensabile. Ma anche a livello nazionale, troviamo degli strumenti che possono tornare utili; tra questi:

  • il Fondo di Garanzia per le PMI, uno strumento istituito e operativo dal 2000.

La sua finalità è quella di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali portate dalle imprese. Rivolgendosi al Fondo, pertanto, l’impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo. A beneficiare della garanzia pubblica, sono le piccole e medie imprese, comprese le imprese artigiane, presenti sul territorio nazionale, economicamente sane e appartenenti a qualsiasi settore, ad esclusione dei settori ritenuti sensibili dall’Unione Europea. Sono, inoltre, soggetti beneficiari finali i consorzi e le società consortili, costituiti tra piccole e medie. A seconda della natura del soggetto che si rivolge al Fondo Centrale di Garanzia esistono diverse modalità di intervento: garanzia diretta (indica la garanzia prestata dal Fondo direttamente a favore dei soggetti finanziatori); controgaranzia (indica la garanzia prestata dal Fondo a favore dei Confidi e degli altri Fondi di Garanzia); cogaranzia (indica la garanzia prestata dal Fondo direttamente a favore dei soggetti finanziatori e congiuntamente ai Confidi, agli altri Fondi di Garanzia ovvero ai Fondi di garanzia istituiti nell’ambito dell’Unione Europea o da essa cofinanziati).

  •  La Sabatini bis.

Uno strumento agevolativo a favore delle micro, piccole e medie imprese per gli investimenti, anche mediante operazioni di leasing finanziario, in beni strumentali. Questa agevolazione si rivolge alle micro, piccole e medie imprese, operanti in tutti i settori produttivi. Il finanziamento deve essere interamente utilizzato per l’acquisto, o l’acquisizione nel caso di operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti, beni strumentali di impresa, attrezzature ad uso produttivo, hardware, software, tecnologie digitali.

 

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