Ecco 4 consigli per avviare una startup agricola

4 CONSIGLI PER AVVIARE UNA STARTUP AGRICOLA

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Vita bucolica? Non basta l’idea, occorre chiarezza. Le recenti statistiche spezzano una lancia a favore di chi vuole aprire un’azienda agricola: nelle campagne si potrebbero creare circa 200mila nuovi posti di lavoro; il 38% dei ragazzi, secondo i sondaggi, preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare per una multinazionale.
Eppure, burocrazia e criticità sono i due temibili mostri con cui il giovane imprenditore che decide di lanciare questa sfida dovrà fare i conti. Affrontarli è possibile; ecco le parole chiave per farlo: strategia, impegno e dedizione, ma soprattutto voglia di entrare in una realtà imprenditoriale molto differente dalle altre. Che si scelga la strada dell’imprenditore agricolo “tradizionale”, specializzato nella produzione in uno specifico comparto, o quella dell’imprenditore agricolo “multifunzionale e pluriattivo”, si andrà incontro a opportunità e scenari normativi piuttosto differenti. Ecco perché una semplice “visione bucolica” della vita non basta; occorre, come primo passo, avere un’idea chiara di impresa attorno alla quale costruire un progetto di sviluppo.

1) Analisi.

L’intuizione da sola non è sufficiente a decretare il successo di un’attività. Un’idea, per essere valida, dovrà accompagnarsi a un’approfondita analisi della concorrenza e del mercato in cui si intende operare. Con il supporto di appositi consulenti è quindi consigliabile analizzare:

  • il capitale umano;
  • il capitale fisico (dimensioni aziendali, immobili disponibili e da acquisire, macchine e attrezzi);
  • l’offerta (massa critica, differenziazione prodotti e attività, qualità, diversificazione);
  • i mercati (canali di vendita possibili, attività promozionali);
  • la performance economica (redditività e costi).

E’, inoltre, altrettanto opportuno valutare componenti esterne all’azienda sul piano:

  •  istituzionale (normativa di riferimento, esistenza di reti formalizzate come consorzi, cooperative, strade del vino, ecc…);
  • territoriale (dotazione infrastrutturale, materiale e immateriale; disponibilità di servizi alle imprese agricole);
  • commerciale (canali distributivi locali, caratteristiche della domanda e dell’offerta);
  • competitivo (struttura della concorrenza e grado di concentrazione dell’offerta).

 

 

2) Progettazione.

Solo dopo tale fase di analisi, sarà possibile trasformare l’“idea” in un progetto di sviluppo imprenditoriale, attraverso un’opera di progettazione vera e propria: occorrerà, quindi, redigere, con l’aiuto di adeguati specialisti e professionisti, un Business Plan, in grado di conferire credibilità a tutto il lavoro preliminare svolto e consentire la richiesta di finanziamento pubblico o privato. Nel piano dovrà essere analizzata la situazione di partenza, il progetto di sviluppo e la situazione post investimento.
3) Ricerca delle risorse.

Ora si potrà procedere alla ricerca delle fonti di finanziamento. Nel caso dei giovani imprenditori agricoli vi sono diverse misure e strumenti per favorirne l’insediamento. Occorrerà studiare attentamente il bando e verificare la sussistenza dei requisiti per accedervi.
Una volta eseguite le analisi e i controlli necessari, si può procedere alla presentazione del progetto attraverso apposita domanda corredata di Business Plan. In questa fase, in particolare, è consigliabile l’assistenza da parte di un CAA (Centro Autorizzato di Assistenza Agricola) e la consulenza di un professionista per la parte tecnica. Bisogna tener conto che ogni richiesta di finanziamento che si rispetti prevede la sussistenza di determinate garanzie, che andranno presentate alla banca di turno. Valutare quali sono le più adeguate non è impresa facile e sarà necessario, ancora una volta, una valutazione puntuale della propria situazione finanziaria.

4) Gli strumenti a disposizione.

In questo percorso ad ostacoli, centrale è sicuramente la presenza di ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), ente pubblico economico che affianca le Regioni nelle attività di riordino fondiario, attraverso la formazione e l’ampliamento della proprietà agricola, favorendo il ricambio generazionale in agricoltura in base ad uno specifico regime di aiuto approvato dalla Commissione europea. ISMEA promuove e sostiene progetti di sviluppo agroindustriale che, comportino, come ricaduta indotta, un miglioramento strutturale dei livelli di reddito dei produttori agricoli.
Sono agevolabili i progetti industriali che prevedono la realizzazione di:

  • nuove iniziative;
  • programmi di ampliamento, ammodernamento e ristrutturazione di unità produttive esistenti;
  • investimenti per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, entro il limite di 1 Megawatt di potenza per autoconsumo.

Gli investimenti devono essere coerenti con i Piani di Sviluppo Rurale delle Regioni nelle quali sono realizzati e rispettare i limiti di ESL (Equivalente Sovvenzione Lorda) nazionali e comunitari.
Altro strumento di primaria rilevanza per chi intende intraprendere questa strada è la l. n. 135/97, che permette di ottenere incentivi e contributi a fondo perduto per l’avvio di nuove attività agricole e prevede il subentro di un giovane imprenditore nell’azienda di famiglia: il capitale erogato è rimborsabile solo per il 50% della somma di cui si è beneficiato. Essa ha l’obiettivo di incentivare differenti iniziative imprenditoriali nel settore agricolo, soprattutto da parte di giovani residenti in aree definite a rischio depressione dall’Unione Europea o “in ritardo di sviluppo”; allo stesso modo sono definite le aree a forte “declino industriale” o “territori rurali svantaggiate”.

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