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TUTTI A ROMA PER INCONTRARE I COMUNI D’ITALIA
20 mag
13 E 14 GIUGNO PRIMO INCONTRO DELLA COMUNITA WEB COMUNI ITALIANI.IT
Il 13 e 14 giugno, si terrà a Roma il primo incontro della comunità di Comuni-Italiani.it.Sarà un evento informale dove l’elemento fondamentale sarà la socializzazione e lo scambio di informazioni. Durante l’evento avverrà la premiazione del Concorso Fotografico Nazionale 2008 (di cui a giorni verranno resi noti sul sito i vincitori). Le foto vincitrici verranno esposte al pubblico. Vi sarà anche un minicontest sulle foto più belle scattate durante l’evento. Inoltre verranno organizzati dei workshop (gratuiti) su diversi argomenti di interesse della comunità.Per iscriversi basta andare in questa pagina, scegliere il giorno scelto (nella colonna “seleziona”) e cliccare sul tasto “invia” in basso a destra. Chi vuole, può anche partecipare ad entrambe le giornate (iscrivetevi ad entrambi i gruppi). La scheda informativa dell’evento la trovate qui. Comuni d’Italia…avanti….marc….
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DIRIGENTI SENZA LAUREA VS PRECARI LAUREATI
15 apr
SI LAVORA POCO, MALE E PER GIUNTA SENZA LAUREA.
Mi sono sempre chiesto quale fosse la marcia in più di un dirigente aziendale , cosa avesse Tronchetti Provera (a parte Afef), e come fosse rappresentata la loro quotidianità nel mondo professionale. Ed è proprio nel momento in cui la parola più pronunciata è crisi e le imprese giocano con il destino dei loro dipendenti, che sui manager ci si punta il dito contro: miopi nelle strategie, accecati dal miraggio dei bonus, hanno guidato le aziendeportandole nell’ infinito buco nero della recessione. Ma in Italia il declino è cominciato molto prima, esattamente dal 1995. E la copertina dell’Economist che definisce gli italiani ”Sick Man of Europe” non è altro che un terribile inizio. Che questo morbo abbia a che fare con i manager, con i criteri che ne determinano la scelta, con il modo in cui lavorano? Due studi aiutano a farsi un’idea. Provengono entrambi dalla London School of Economics, ma sono opera di quattro ricercatori italiani. Il primo si intitola “Italian Managers: fidelity or performance“. Completato nel 2008, sarà discusso al Festival dell’economia di Trento. Spiega, in soldoni, come un capitano d’industria italiano nomina i suoi ufficiali. Il secondo (“What does a Ceo do?“) è ancora in fase preliminare e risponde all’interrogativo: ma poi, che cosa diavolo fa, esattamente, un amministratore delegato? Per farlo i 4 studiosi hanno valutato la carriera di 600 manager, di cui 121 amministratori delegati. Sono entrati in possesso delle loro agende ricostruendo gli impegni di una settimana lavorativa. Hanno verificato all’Inps le loro retribuzioni . Il risultato? Prevedibilmente sconfortante. Ineludibilmente di cattivo auspicio. Come viene scelto un manager in Italia? Una minoranza di imprese (quelle non familistiche e a vocazione multinazionale) si basa sulle performance, incarica cacciatori di teste, mette annunci, fa riferimento a precedenti contatti d’affari. Ma la maggioranza decide in maniera differente, sulla base delle relazioni personali. Al limite di quelle familiari. In pratica non si sceglie qualcuno che ha dimostrato di valere, ma uno con cui si è fatto il liceo, o il compagno di merende del cugino. I dirigenti delle aziende di Silvio Berlusconi non sono forse stati in maggioranza suoi compagni di scuola? E non è poi venuta la volta dei compagni di Pier Silvio (cooptato per eredità)? Proviamo a confrontare i manager italiani usciti da questa ricerca con quelli di un sondaggio effettuato in 4mila aziende di 12 Paesi esteri. Per età sono simili. Per genere l’Italia si rivela più misogina (benché sia risalita negli ultimi vent’anni e abbia una donna alla guida di Confindustria, Emma Marcegaglia, la signora dell’acciaio). Più che altrove, da noi la scelta è domestica (solo il 4% dei manager è straniero). Ma il dato più raccapricciante, è nel livello di studi del manager italiano. La metà non possiede laurea. E quando ce l’ha, è lontana dalla lode. Il risultato di questa incresciosa ma annunciata ricerca , è uno solo , e si chiama :Parmalat. Il più grosso crac made in Italy degli ultimi anni. Un’azienda gestita da Calisto Tanzi come un padre padrone. Dove entravano figli e nipoti con cariche non commisurate alle capacità. Dove a parte due donne (ovviamente una figlia e una nipote) tutti i dirigenti erano maschi. Dove le carte d’identità recavano inevitabilmente la scritta “Nato a: Collecchio (Parma)”. Dove tutti erano, con orgoglio, ragionieri, Tanzi incluso. I manager scelti per il curriculum e i risultati lavorano di più, sono più soddisfatti, spingono l’impresa più avanti, avendo più propensione al rischio. Il problema è che la maggioranza non solo viene assunta per affidabilità, ma fa anche carriera per le stesse ragioni e viene licenziata non quando manca gli obiettivi, ma se non si sdraia sulla linea tracciata dal padre-padrone.Questo determina il larga misura l’esito del secondo studio: che cosa fa un manager? Dei 121 a cui è stata “rubata l’agenda“ , lavorano in media 48 ore alla settimana. Ogni giorno svolgono 7 diversi tipi di attività. Metà del tempo lo spendono in “riunioni”. Il 14% soli alla scrivania. Il 12% in viaggi. Nel restante 25% telefonano, partecipano a videoconferenze, pranzi di lavoro, eventi speciali. Chi incontrano? Questa può apparire una sorpresa. Principalmente consulenti esterni all’azienda. Piuttosto che i capi divisione interni vedono persone che ruotano in altre orbite. A seguire: clienti, investitori, banche, politici, fornitori. Come si spiega? Perché un amministratore delegato passa più tempo con un faccendiere, un ministro, un banchiere che con il direttore marketing o il capo del personale della propria azienda?Ci troviamo di fornte ad un universo in cui la determinazione delle posizioni non è legata ai titoli né ai risultati, ma ai rapporti, i manager dedicano più tempo a tessere questi che a far funzionare le aziende di cui hanno la responsabilità. Ecco che il circolo vizioso si chiude: in mezzo restano aziende che non brillano più da oltre un decennio, lavoratori che ne pagano le conseguenze. Se hai una laurea con il massimo dei voti, hai un carattere indipendente, non sei propenso alle relazioni pubblichee sei magari perfino donna. Allora non pensare di fare il manager in Italia. Al limite vai all’estero, alla London School of Economics a fare un’impietosa ricerca sui manager.
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LA RIVOLUZIONE E’ DESIGN ITALIANO
22 mar
IL MADE IN ITALY ALLA TRIENNALE DI MILANO.
Seconda puntata del Triennale Design Museum. Dopo l’escursione nella storia compiuta nel 2007, adesso sono gli oggetti «Serie Fuori Serie», espressione della produzione industriale, ma anche dell’alto artigianato, i protagonisti.La Triennale di Milano ha rinnovato con un nuovo allestimento il suo Museo dedicato al design italiano. L’esposizione è divisa in vari settori, che dividono la pura ricerca dai diversi tipi di produzione: in serie limitate o in grandi numeri. Nella produzione di massa l’oggetto più diffuso appare la popolare caffettiera Moka, che dal 1932 è rimasta intatta nel suo disegno. Degli stessi anni è anche il classico cappello Borsalino. L’esemplare più vecchio in esposizione è l’auto Aerodinamica, a forma di siluro argentato, prodotta dall’Alfa Romeo nel 1913. Il settore automobilistico è assai rappresentato, comprendendo anche diverse fuoriserie, tra le quali il prototipo Ferrari P6 Pininfarina del 1968. Resa popolare dai film su Fantozzi è la poltrona Sacco .Si cammina tra pareti sospese e grossi tavoli in «corian» (materiale plastico), tra oggetti del vivere quotidiano e prodotti come l’automobile siluro che evoca l’immaginario di Jules Verne, o il piccolo aereo in fibra di carbonio con un motore grande quanto quello di una Panda. È il segno di una creatività e di un’energia tipicamente italiana , eppura cè chi ancora crede che sia meglio fare l’americano ,…. ma scusa se sei nato in Italy ?????
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IL MIO NOME E’ BOND…..TREMONTI BOND
7 mar
LE OBBLIGAZIONI EMESSE DALLE BANCHE PER SOSTENERE LE PICCOLE MEDIE IMPRESE
Il mio nome è Bond…Giulio Tremonti Bond.
I Tremonti-Bond, previsti dal decreto anti crisi varato dal governo, sono obbligazioni emesse dalle sole banche quotate e sottoscritte dal Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti di credito. La cifra complessiva messa a disposizione dell’operazione, simile a quella già effettuata o in corso d’opera da parte di diversi paesi europei, è pari a 10 miliardi di euro.
Lo scopo è, come noto, quello di permettere che il sistema bancario italiano si mantenga ben patrimonializzato e soprattutto che non scarichi gli effetti della crisi sull’ economia reale, in poche parole su di noi (poveri ..ma ricchi investitori di mutui).
In pratica il Tesoro, più che le banche che hanno più volte ribadito di stare bene così, vuole aiutare le imprese: per farlo deve però evitare una stretta del credito. D’altra parte molte cose testimoniano che l’attenzione è concentrata sulle piccole e medie imprese. ” Sir James Tremonti” (spero me lo permettiate) ha detto, per esempio, di avere previsto dei centri di controllo collegati alle prefetture che dovranno verificare che gli eventuali finanziamenti per le banche finiscano davvero nell’economia. Il pagamento dell’Iva all’incasso invece che alla fatturazione per le aziende con meno di 200 mila euro di ricavi è un altro intervento in favore delle piccole imprese.Questi Tremonti Bond , sono vantaggiosi ? Credo di si ; secondo quanto detto e rappresentato dal ministro , queste sono obbligazioni che hannno tutti i vantaggi del capitale , in quanto aumentano il *Core Tier 1 delle banche e costano meno di un ricorso diretto in un mercato di capitali . (* il Core Tier 1 è l’indicatore che misura la solidità patrimoniale delle banche . Si calcola rapportando il patrimonio di base al netto delle azioni proprie e delle immobilizzazioni immateriali al totale delle attività che vengono ponderate per il rischio ). Credo siano di grande vantaggio anche per noi risparmiatori . In questi tempi bui , dove parlare di rendimenti sembrerebbe prendersi in giro ; guardate ad esempio i Bot (buoni ordinari del tesoro ) che attualmente offrono meno dell’ 1% al netto di ritenuta e commissioni .Tuttavia sono prodotti particolarmente rischiosi e per questo riservati ad investitori istituzionali. In pratica , poichè questi bond si comportano come titoli azionari , in caso di abbattimento del capitale , anche il suo valore ne risente in egual misura.Riguardatevi bene da questi Bond , belli e dannati , e sperate che la vostra banca sottoscriva il protocollo d’intenti con il Ministero dell’ economia , soprattutto per le famiglie MUTUI-ANTI (chi paga un mutuo) la banca potrà sospendere per almeno 12 mesi il pagamento della rata di mutuo per i lavoratori in cassa integrazione o con sussidio di dissoccupazione .Almeno cosi , i risparmiatori avranno un po di respiro , e forse qualche soldino in più (ma è solo apparenza).
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NON SOLO LACRIME DI COCCODRILLO
6 mar
- SAVE YOUR LOGO – LA CAMPAGNA DI LACOSTE PER SALVAGUARDARE LA BIODIVERSITA’ .
Lacoste è il primo marchio internazionale ad aderire alla campagna «Save your Logo» lanciata nell’ottobre scorso dalla Global Enviroment Facility. La proposta suona più o meno così: care multinazionali, è arrivato il vostro turno di aiutare l’animale che avete scelto come icona dei vostri prodotti. Basta far mente locale un istante per capire che l’accordo tra il gruppo francese e alligatori, caimani o gaviali può essere soltanto l’inizio di una lunga serie: attesi al varco ci sono altri colossi dai loghi animalisti come Jaguar, Puma o Peugeot (il leone). Chi accetta di aderire all’operazione, appoggiata dalla World Bank e dall’International Union for Conservation of Nature, si impegna a versare in tre anni il contributo di un milione e mezzo di euro. Ne vale la pena, assicurano i promotori, perché la perdita della biodiversità sta raggiungendo livelli davvero allarmanti, e nella «lista rossa» degli animali a rischio ci sono almeno un volatile su otto, un mammifero su quattro e un anfibio ogni tre: «Si stima che, in assenza di sostanziosi investimenti per la tutela dell’ambiente, tra il 15 e il 37 per cento delle specie oggi esistenti entro il 2050 potrebbero scomparire».
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UNA PUGLIA DIMENTICATA
6 feb
LA PUGLIA E’ UNA REGIONE DIMENTICATA , HA POCHE IMPRESE E POCHI IMPRENDITORI , CHE NON VENGONO NEANCHE RICONOSCIUTI.

Certe volte sarebbe utile fermarsi a riflettere e capire quali sono stati gli obiettivi raggiunti , i traguardi affermati , le sconfitte annunciate ….
Parliamo della Puglia : che magnifica Regione !!!!
Io collego alla Puglia , quella bellissma canzone di alcuni fà ,che è diventata tormentone di un intera stagione . La canzone di Valeria Rossi , “tre parole” . SOLE ,CUORE E AMORE …
Sono straconvinto che la cantante ha avuto la sua ispirazione durante una vacanza nel magnifico mare della costa Salentina , mangiando un bel piatto di orecchietta al pommodoro pachino e magari in compagnia di un bel ragazzotto della provinica di Taranto .
Ma non è sempre così , nel senso che , una regione non può certo vivere solo di sole e di mare . Ha bisogno di solide realtà , di costruire un futuro migliore per i figli e un presente sereno per i padri, incentivare il rientro dei giovani dopo gli studi ( e non fomentare la fuga dei cervelli) , alimentare l’economia ( intesa come capacità di generare l’ economia in tutti gli strati sociali , perchè io credo saldamente , che nella Regione Puglia l’ economia viene generata , ma non viene alimentata , continua a rimanere arenata in determinate lobby propriamente costruite ).
La Regione Puglia , fa parte delle Regioni svantaggiate ; ciò significa che l’innovazione , l’imprenditoria , il poter “alimentare economia” , viene considerato di pregio , viene solitamente sovvenzionato e finanziato con fondi che , fino all’ 80% ; in particolari occasioni ; non devono essere restituiti; (i cosi chiamati finanziamenti a fondo perduto).
E’ bene che si sappia ,che un giovane imprenditore che vuole investire in Puglia , viene agevolato, o meglio ….dovrebbe essere così…………. .
Domanda : Quanti imprenditori ci sono in Puglia ? Quante sono le aziende ?
Sapete quanti sono i progetti innovativi messi a disposizione dall’ U.E. e dai vari ministeri e i dipartimenti delle politiche giovanili , senza dimenticare i decreti governativi varati per le regioni denominate “SVANTAGGIATE” ? Ne ho trovati 315 . Quanti ne vengono evidenziati ed attuati ? nessuno. Volete un esempio ? Prendiamo ad esempio il bando Industria 2015, un progetto del ministero dello Sviluppo economico del secondo governo Prodi, per il quale sono stati scelti 30 progetti sul tema dell’efficienza energetica in collaborazione con la ricerca pubblica.
I progetti ammessi agli incentivi coinvolgeranno 234 imprese, 160 enti di ricerca e attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo. In media ogni progetto riceverà un contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto. Ma quasi l’80% degli investimenti sarà realizzato al Nord, con le piccole e medie imprese, che rappresentano il 54% del totale.
Anche nella scelta dei membri del Comitato non si è tenuto conto della presenza del Sud. Gli esperti sono 11 docenti e ricercatori, tre del Politecnico di Milano, uno della Bocconi, 4 di atenei romani, due dell’Università di Genova, uno del Politecnico di Torino.
Le poche imprese del Sud finanziate sono a Catania, Reggio Calabria e Napoli. Per la Puglia, pur essendo stati presentati progetti, nessuno ha trovato favorevole accoglienza.
Vale la pena evidenziare anche qualche altro aspetto. La procedura originaria prevedeva, per i «giudici» dei progetti, la nomina di esperti internazionali scelti dall’albo europeo, scelta poi negata dal governo Berlusconi che ha optato per una procedura nazionale. Non solo. I criteri di valutazione avrebbero dovuto privilegiare quelli ad alto tasso di integrazione Nord-Sud e con il maggior coinvolgimento possibile di piccole e medie imprese.
Il risultato ? Una delusione proprio per le imprese meridionali.
Ha un senso tutto questo ? Si cerca in tutti i modi di non far perdere i posti di lavoro , ma i Governi non fanno nulla affinchè questo non accada , potranno le imprese pugliesi (le poche esistenti) resistere alla crisi ?
A questo punto mi chiedo allora , esiste un interesse ad ostacolare la crescita del Mezzogiorno?.
Esiste una nota azienda pugliese di cui non faccio il nome , che ha presentato un progetto denominato «Mare» (micro algae renewable Energy) che intende dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della produzione di biodiesel per autotrazione e combustione a partire da una biomassa di seconda generazione: le microalghe. L’energia prodotta da tali impianti è classificabile tra le energie rinnovabili di natura solare. Al progetto partecipano anche l’Enea, il Cnr e alcune università italiane, oltre al Centro studi Ricerca e sviluppo Antonio Meucci. Il progetto non è stato accolto.
Ma cosa si intende per integrazione Nord-Sud ?
Vivo a pochi km da una nota azienda Acciaieria -Fonderia , che è nata diversi anni fà , è sata finanziata con fondi agevolati (finanziamenti a fondo perduto) , ma nn ha mai funzionato !!! E i soldi ???? Non sono stati più restituiti …
Falsi ideali….purtroppo no….. Falsi imprenditori….
Forse è per questo che cè un pò di scetticismo verso la proggettualità pugliese ? Chi lo sa …
Qui ci si lamenta , ma non si fa nulla per cambiare le cose …. anzi si DIMENTICANO .
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IL RIFUGIATO DEGLI ANNI DI PIOMBO
29 gen
CESARE BATTISTI , IL CASO DI UN RIFUGIATO POLITICO

Sono diversi giorni che l ‘ informazione ci parla di Cesare Battisti , del rifugiato politico in Brasile .
Ma sapete chi è Cesare Battisti ?
491 morti, 5.900 feriti, 12700 attentati. Questo è il bollettino di una guerra, quella dichiarata unilateralmente dai terroristi negli anni di piombo dell’Italia. Dati che si riferiscono al periodo che va dal 1969 al 1987. Cesare Battisti è un ex-terrorista , è stato condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli anni di piombo, di cui uno come esecutore materiale . Nel corso della sua latitanza in Francia, dove benificiò a lungo insieme ad altri terroristi della dottrina Mitterrand, è diventato uno scrittore di romanzi noir . Collegato da New York l’inviato di Repubblica Mario Calabresi il cui padre, Luigi, venne ammazzato dai terroristi il 17 maggio 1972 : La cosa più incredibile rispetto al caso Battisti è rappresentata dai discorsi che si stanno facendo. Sembra quasi che la struttura dello stato italiano in quegli anni fosse equiparabile a quella cilena. E le motivazioni che arrivano dal Brasile per la non estradizione e la concessione dello stato di rifugiato politico pone al centro la sicurezza di Battisti rispetto a strutture dello stato giudicate non democratiche in quegli anni dal Brasile. Discorsi fatti tanto dal Brasile che dalla Francia, il paese che più di altri sta difendendo Cesare Battisti. Il comitato di difesa di Battisti annovera parecchi intellettuali francesi e ha pagato la difesa del terrorista anche in Brasile. Si parla di questo in quei paesi, senza interrogarsi su chi è stato davvero Cesare Battisti, quello che ha fatto in Italia in quegli anni”.
Non solo un pluriomicida ha potuto per decenni godere della protezione complice di Stati come la Francia e il Brasile e di una parte degli intellettuali di quei paesi, ma adesso si afferma ufficialmente che Battisti è un perseguitato per ragioni politiche. Per i familiari delle vittime questa è una mancanza di rispetto alla memoria dei loro cari . Sembra che per bloccare la richiesta italiana di estradizione di Battisti vi siano state anche in questo caso le pressioni del presidente francese Sarkozy che aveva già dato il suo no all’estradizione a Marina Petrella altra terrorista macchiatasi di reati di sangue.
E’ adesso ditemi se non è vero che la diatriba politica internazionale compromette la giustizia ?



















