Lavoro
IL PIANO CASA DI BERLUSCONI
16 mar
TUTTI I LAVORI AMMESSI CON IL PIANO CASA DEL GOVERNO.
Trasformare il terrazzo in una veranda. Rendere abitabile il sottotetto. Aggiungere due stanze alla villa o costruire una nuova tavernetta. Il “piano casa” allo studio del Governo – contestato da chi teme un’altra colata di cemento sull’Italia – ha già conquistato il popolo dei piccoli proprietari, che ipotizzano nuovi interventi e si interrogano sull’opportunità di ingrandire le proprie abitazioni. Il disegno di legge tratta della possibilità di ampliare fino al 20% i volumi degli edifici residenziali e di demolire e ricostruire gli immobili realizzati prima del 1989 aggiungendo il 30% di cubature (35% se si usano bioedilizia e fonti rinnovabili).Potenzilamente interessate sono 9,4 milioni di abitazioni monofamiliari e bifamiliari, oltre a un milione di condomini e agli edifici non residenziali. Ma le novità potranno riguardare anche i 2 milioni di immobili abbandonati e i 250mila immobili abitati in pessimo stato di conservazione, per i quali le imprese di costruzione potranno proporre il modello “demolire per ricostruire“.”Ho molta fiducia nel senso estetico degli italiani, che non è quello degli anni 40 e 50, è molto migliorato“.continua Berlusconi :”E ho fiducia nel senso di responsabilità dei professionisti che saranno chiamati a firmare i progetti“.
Carissimo presidente Berlusconi , non si fidi cosi tanto degli italiani, non sono mica tutti come Vespa , anche se ultimamente con la crisi che ci opprime ci siamo un po tutti più abituati al “porta a porta“.
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UN VIDEO SULL’ IMPRENDITORIALITA’
11 mar
CONCORSO EUROPEO 2009 DI VIDEO SULL ‘IMPRENDITORIALITA’
La Commissione Europea, Direzione Generale imprese e industria Promozione della competitività delle PMI, ha indetto il Concorso europeo 2009 di video sull’imprenditorialità. Obiettivo del concorso è dare ai cittadini europei un’occasione per riflettere sull’imprenditorialità come elemento chiave per la crescita e l’occupazione.
E’ prevista l’assegnazione di nove premi ripartiti in tre categorie: “Lo spirito imprenditoriale“; “Imprenditorialità innovativa“; “Imprenditorialità responsabile“.
Per ciascuna categoria verranno assegnati i seguenti premi: 3.000 euro al primo classificato; 2.000 euro al secondo classificato; 1.000 euro al terzo classificato.
Possono partecipare tutte le persone fisiche e giuridiche residenti nei 27 Stati membri dell’Unione Europea e in alcuni paesi extra UE.
L’ invito rivolto a giovani video maker, agli studenti delle scuole e delle università di cinema, alle associazioni, ai professionisti ed alle imprese che intendono realizzare brevi video creativi ed originali.
E’ possibile produrre ed inviare un video (da 1 a 3 minuti) per categoria, fino ad un massimo di tre video.
La premiazione avverrà durante la cerimonia di apertura della prima settimana europea delle piccole e medie imprese che si terrà a Bruxelles il 6 maggio 2009.
Il viaggio e l’alloggio dei vincitori saranno organizzati e pagati dalla Commissione europea.
I video devono essere caricati e registrati ovvero inviati alla Commissione europea entro il 31 marzo 2009.
Per maggiori informazioni entra nel sito del Concorso “European Entrepreneurship Video Award 2009” dove è possibile leggere il regolamento , e scaricare il bando .
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LAVORARE PIACE AGLI ITALIANI
10 mar
PER GLI ITALIANI LAVORARE E’ BELLO , NONOSTANTE LO STIPENDIO BASSO E IL MAL D’UFFICIO
Il lavoro stanca, è ripetitivo, è malpagato, espone al rischio di incidenti?
Può essere. Anzi, è certamente così. Ma è anche vero che i lavoratori sono soddisfatti della propria condizione. Insomma, tutti parlano dei guasti della precarietà, dei bassi salari, dell’immobilismo sociale, della mancanza di serenità sui posti di lavoro, ma la realtà percepita dai lavoratori è ben diversa. Per il semplice motivo che quelle sono le patologie, gravi, certamente da prendere in considerazione e curare, ma non la fisiologia del lavoro italiano, che resta ben diversa da come viene rappresentata.Questo non significa però che non esistano le criticità. Ci sono e sono anche molto forti, ma devono sempre essere aggredite nella maniera giusta, senza dimenticare l’effettiva realtà del lavoro nel nostro Paese. I motivi di insoddisfazione sono per lo più legati alle retribuzioni basse, al fatto che sia difficile fare carriera, specie per le donne, alla paura di perdere il posto di lavoro. Timori che con la globalizzazione si sono dilatati, anche quando non ci sarebbe nessun motivo per allarmarsi. Fatto è che la percentuale di chi si lamenta della propria retribuzione è salita di 7 punti, quella di chi teme per la carriera di 12, quella infine di chi ha paura di perdere il posto di 5 punti.
Tra le criticità c’è anche da ascrivere la crescita dell’intensità del lavoro. In quattro anni è aumentata sensibilmente la quota di chi si considera soggetto a ritmi elevati o discontinui, che in quanto tali comportano maggiore intensità di impegno. Erano il 47,7%, adesso sono il 56,9%. Solo il 41% pensa di lavorare a ritmi normali, tutti gli altri criticano il modo in cui devono lavorare. Criticità avvertita di più nelle grandi che nelle piccole imprese, soprattutto perché nelle unità più piccole spesso l’organizzazione del lavoro è frutto di una scelta che coinvolge anche il lavoratore, che quindi trova maggiore soddisfazione nel lavoro che svolge.
Tra i dati positivi svetta il clima di rapporti sul lavoro (90,8%), la tipologia del lavoro da svolgere (88,4%), l’autonomia di cui si gode (83,2%), la stabilità del lavoro (79,9%). Più critici i giudizi sulla carriera (48,9%), sulla retribuzione (59,9%), sugli orari (75,6%). Molto interessante il giudizio sul clima di rapporti, positivi sia con i colleghi che con i superiori. Da sottolineare che in caso di discriminazione il lavoratore sia portato a rivolgersi per avere giustizia in primo luogo al capoufficio, e solo in subordine al sindacato.
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IL MADE IN ITALY E’ SINONIMO DI SUCCESSO
9 mar
MADE IN ITALY RAPPRESENTA ANCORA SINONIMO DI QUALITA’ E OPPORTUNITA’ PER CRESCERE IN UN SOLIDO BUSINESS
La recessione economica globale mette in discussione anche le strategie di crescita dei brand italiani della moda e del lusso, protagonisti finora di performance straordinarie e di un’intensa attività di merger and acquisition. L’aggravarsi della situazione economica rende sempre più evidente la crisi del modello del ‘lusso speculativo’, che negli ultimi decenni è prevalso nelle imprese del settore, pur se con significative e lodevoli eccezioni. Alla base di tale modello vi è stata la scelta più o meno inconscia di privilegiare i nuovi consumatori del lusso: gli ‘aspirazionali’ delle classi medie nei paesi evoluti e i ‘ricchi oligarchi’ nei paesi emergenti. In che modo le aziende hanno perseguito tale modello?
Con una strategia che ha puntato fondamentalmente sullo sfruttamento dei loro brand, su crescenti costi in comunicazione (advertising, pr, eventi, celebrities, product placement) e su elevati investimenti sul canale retail (negozi monomarca, sia nei mercati maturi sia in quelli emergenti).
In molti casi il maggior onere di tali componenti immateriali è andato a penalizzare paradossalmente la qualità intrinseca: pochi si sono preoccupati del progressivo impoverimento del prodotto, accentuato dalla diffusione dei processi di delocalizzazione produttiva in paesi a basso costo di manodopera, anche perché la domanda di prodotti firmati garantiva una dinamica di prezzi crescente. Tale strategia, che fa leva su una scarsa attenzione al valore sostanziale del prodotto da parte dei clienti (trade e end user), è sicuramente la strada più rapida ed efficace per la crescita dei fatturati e degli utili, oltreché quella privilegiata dai partner finanziari nelle aziende che hanno cercato risorse per lo sviluppo, aprendo il capitale a terzi.
La conferma che tale strategia abbia creato una ‘bolla del lusso’ è oggi sotto gli occhi di tutti: le aziende che hanno esasperato tale modello stanno pagando il prezzo più caro all’attuale crisi, mentre quelle che hanno mantenuto dritto il timone sulla qualità, sul servizio al cliente, sull’elevato rapporto valore/prezzo, sull’integrità del proprio brand, dimostrano di poter fronteggiare meglio l’attuale situazione e di potersi addirittura rafforzare nei prossimi anni.
Volendo delineare le possibili evoluzioni del settore, anche le aziende della moda e del lusso dovranno far propri alcuni valori emergenti nella società, che rappresenteranno per imprenditori, manager e collaboratori le grandi sfide per costruire un nuovo modello di sviluppo: la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse ambientali, lo sviluppo di materie prime ed energie rinnovabili, la tracciabilità totale di prodotto, l’introduzione di valenze salutistiche, la ‘certificazione etica’ costituiscono aree di innovazione che potrebbero portare a una nuova generazione di prodotti moda/lusso sostenibili.
Vi sono almeno due presupposti per poter avviare nelle aziende tali cambiamenti. La presa d’atto che il cliente finale non sarà più un consumatore passivo, cui vendere un prodotto, ma un ‘consum-attore proattivo’, che occorrerà ascoltare per soddisfarne le esigenze materiali e emozionali. E una concezione del ruolo dell’impresa che riporti al centro il contemperamento degli interessi di tutti gli attori che direttamente e indirettamente contribuiscono alla sua esistenza: oltre agli azionisti, i dipendenti e collaboratori, i clienti, i fornitori, le associazioni non profit, le istituzioni pubbliche, la società nel suo complesso. Le aziende italiane della moda e del lusso sono le meglio attrezzate, rispetto a quelle di altri paesi maturi ed emergenti, per perseguire tale modello di ‘lusso responsabile’, in quanto i valori che ne stanno alla base, seppure ultimamente sopiti, fanno parte del loro dna.
Forse occorre tornare alle origini del successo del Made in Italy, senza rinunciare alle continue innovazioni tecnologiche e manageriali, per ritrovare la passione e l’etica del fare e ricostruire un futuro più solido per le nostre aziende.
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IL MIO NOME E’ BOND…..TREMONTI BOND
7 mar
LE OBBLIGAZIONI EMESSE DALLE BANCHE PER SOSTENERE LE PICCOLE MEDIE IMPRESE
Il mio nome è Bond…Giulio Tremonti Bond.
I Tremonti-Bond, previsti dal decreto anti crisi varato dal governo, sono obbligazioni emesse dalle sole banche quotate e sottoscritte dal Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti di credito. La cifra complessiva messa a disposizione dell’operazione, simile a quella già effettuata o in corso d’opera da parte di diversi paesi europei, è pari a 10 miliardi di euro.
Lo scopo è, come noto, quello di permettere che il sistema bancario italiano si mantenga ben patrimonializzato e soprattutto che non scarichi gli effetti della crisi sull’ economia reale, in poche parole su di noi (poveri ..ma ricchi investitori di mutui).
In pratica il Tesoro, più che le banche che hanno più volte ribadito di stare bene così, vuole aiutare le imprese: per farlo deve però evitare una stretta del credito. D’altra parte molte cose testimoniano che l’attenzione è concentrata sulle piccole e medie imprese. ” Sir James Tremonti” (spero me lo permettiate) ha detto, per esempio, di avere previsto dei centri di controllo collegati alle prefetture che dovranno verificare che gli eventuali finanziamenti per le banche finiscano davvero nell’economia. Il pagamento dell’Iva all’incasso invece che alla fatturazione per le aziende con meno di 200 mila euro di ricavi è un altro intervento in favore delle piccole imprese.Questi Tremonti Bond , sono vantaggiosi ? Credo di si ; secondo quanto detto e rappresentato dal ministro , queste sono obbligazioni che hannno tutti i vantaggi del capitale , in quanto aumentano il *Core Tier 1 delle banche e costano meno di un ricorso diretto in un mercato di capitali . (* il Core Tier 1 è l’indicatore che misura la solidità patrimoniale delle banche . Si calcola rapportando il patrimonio di base al netto delle azioni proprie e delle immobilizzazioni immateriali al totale delle attività che vengono ponderate per il rischio ). Credo siano di grande vantaggio anche per noi risparmiatori . In questi tempi bui , dove parlare di rendimenti sembrerebbe prendersi in giro ; guardate ad esempio i Bot (buoni ordinari del tesoro ) che attualmente offrono meno dell’ 1% al netto di ritenuta e commissioni .Tuttavia sono prodotti particolarmente rischiosi e per questo riservati ad investitori istituzionali. In pratica , poichè questi bond si comportano come titoli azionari , in caso di abbattimento del capitale , anche il suo valore ne risente in egual misura.Riguardatevi bene da questi Bond , belli e dannati , e sperate che la vostra banca sottoscriva il protocollo d’intenti con il Ministero dell’ economia , soprattutto per le famiglie MUTUI-ANTI (chi paga un mutuo) la banca potrà sospendere per almeno 12 mesi il pagamento della rata di mutuo per i lavoratori in cassa integrazione o con sussidio di dissoccupazione .Almeno cosi , i risparmiatori avranno un po di respiro , e forse qualche soldino in più (ma è solo apparenza).



















